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Musicoterapia per la riabilitazione degli esiti di Ictus e la cura delle malattie neurologiche degenerative

Grande partecipazione e apprezzamento per l'intervento del direttore della Struttura Complessa di Neurologia e Unità Ictus dell'Ospedale di Aosta su la “Musicoterapia per la cura delle malattie neurodegenerative” nell'ambito della riuscita iniziativa degli “Aperitivi Scientifici”, ormai alla IV edizione.
Il dr. Giuseppe D'Alessandro, appassionato autodidatta di piano, chitarra e mandolino, si è esibito per la prima volta in pubblico con un repertorio accattivante che ha coinvolto il numeroso pubblico che ha apprezzato con spontanea empatia l'intervento.  
Un esordio pubblico emozionato con l'interpretazione in modalità organo da chiesa delle melodie dell'Ave Maria di Schubert e della Marcia nuziale di Mendelssonh. Emozionante e commossa la risposta del pubblico. Un momento coinvolgente per i papà in veste di accompagnatore all'altare e per l'amata figlia il giorno del matrimonio in chiesa, la rievocazione di un trauma mai superato per l'amato sposo, che rivive con angoscia quell'esperienza ogni qualvolta è costretto ad ascoltare pezzi del genere. A parte le facili battute, in condizioni di disagio cognitivo, ascoltare queste melodie provoca in chi le ascolta emozioni che non possono essere scalfite dalla malattia ma che comunque rappresentano la chiave di volta per entrare in contatto con una persona chiusa in se stessa a causa delle paure causate dal deterioramento cognitivo. Cosi le canzoni natalizie classiche, quali “Tu scendi dalle stelle” può riportare la persona con grave deterioramento cognitivo o malattia di Alzheimer in fase avanzata alla partecipazione della vita familiare riconoscendosi in momenti che nessuna malattia degenerativa può scalfire. L'intonazione di una canzone familiare in una condizione di confusione può essere rasserenante come lo è una melodia rilassante per una persona ansiosa o stimolante per una persona depressa. Ascoltare un notturno di Chopin induce l'attività alfa all'elettroecefalogramma come, al contrario,  un pezzo rock, tipo It's final countdwon degli Europe, stimola un'attività risvegliante come quella beta. La musica può provocare per l'appunto, attraverso la stimolazione dell'amigdala, reazioni del genere, oppure attraverso la stimolazione dell'ipotalamo, reazioni di rilassamento con riduzione della frequenza cardiaca o respiratoria o al contrario di allerta.
Un intervento diverso dai consueti e tradizionali schemi. La presentazione di un video in cui si dimostra come nella malattia di Parkinson avanzata, che oltre alla difficoltà di deambulazione comporta un blocco psicologico in presenza di ostacoli minimi, l'ascolto di una qualsiasi canzone, meglio se ritmica può migliorare la deambulazione, addirittura facendo a meno del sostegno di un deambulatore (https://www.youtube.com/watch?v=uDjQ7lKmH3s). Un video "miracoloso" che ha stupito la platea per i risultati spettacolari e immediati.
Parimenti toccante la presentazione del video di esibizione struggente del Coro degli afasici di ALICe Italia (https://www.youtube.com/watch?v=tKr3iNj-nZM). Un gruppo di pazienti affetti da esiti afasici di un Ictus Cerebrale, quindi con perdita completa del linguaggio, che con la musica sono in grado di cantare canzoni indistinguibili da un normale coro musicale. L'IMT cioè, l'Intonation Music Therapy (https://www.youtube.com/watch?v=fRmukH4SH7w&t=230s) o laMTT ovvero la  Music Therapy Techniques (https://www.youtube.com/watch?v=7wJqU2DlVsg), ma youtube è una fonte infinita di esempi, possono nelle persone affette da disturbo del linguaggio consentire di recuperare e acquisire un vocabolario fino a 200 parole e consentire cosi la comunicazione di esigenze o necessità da parte del paziente. Cosi anche la riabilitazione dell'emineglect, un disturbo che fa seguito ad un ictus della parte destra del cervello che comporta la negligenza di metà del corpo e spaziali controlaterali.  Per esempio radersi se uomo o truccarsi se donna solo la parte destra del viso. La disposizione di note a 180 gradi consente di esplorare anche la parte sinistra, come dimostrato nel video (https://www.youtube.com/watch?v=3dANG7Fxh7I). Come nella malattia di Parkinson, in cui è alterato il ritmo interno, la terapia neuro musicale può migliorare in modo sbalorditivo la deambulazione nelle persone affette da emiparesi (https://www.youtube.com/watch?v=3dANG7Fxh7I). Suonare una scala per esempio di do maggiore può facilitare la riabilitazione motoria dei movimenti volontari fini della mano.  
In sala non erano presenti musicisti. Per fortuna! Tuttavia, per consentire questi miracoli, non è necessario essere musicisti. Bastano le competenze musicali e neurologiche di base per svolgere queste attività. L'Università di Ferrara organizza master per la preparazione di figure professionali per l'esercizio di questa nuova disciplina, così come alcune università organizzano corsi per l'acquisizione di un diploma per musicoterapeuta. L'Università della Valle d'Aosta, qualche anno fa,  ha organizzato un corso del genere e pubblicato un opuscolo molto chiaro ed esaustivo sui principi di base. Sarebbe interessante e utile ripetere un corso del genere coinvolgendo quanto più possibile un numero maggiore di giovani che vogliono intraprendere questa interessante e stimolante professione. Cosi anche le strutture riabilitative dovrebbero integrare le loro attività con prestazioni di musicoterapia. I musicisti professionisti potrebbero donare, in una sorta di una  banca del tempo, un'ora al mese per poter costituire e organizzare gruppi di pazienti in cori o attività musicali. Alle istituzioni il compito di prendere atto di questa immensa potenzialità curativa della musica.
Al termine dell'intervento, il relatore ha dato sfogo al suo repertorio classico di canzoni napoletane, O Sole Mio, Caruso, Tu si na cosa grande, Come mammeta t'à fatto e Funiculi Funiculà, coinvolgendo il pubblico che non solo ha iniziato a cantare ma addirittura a ondeggiare a ritmo di musica a dimostrazione che la la musica oltre a stimolare le emozioni induce anche il movimento empatico attivando i neuroni a specchio, uno dei numerosi e possibile meccanismo neurofisiologico alla base dei benefici di questa metodica.
Bello, interessante e stimolante! Un'esperienza che ripeterò volentieri!



Convegno Ventennale ALICe ....20 anni dopo








Aosta tra i primi ospedali in Italia per il trattamento acuto dell'Ictus Cerebrale

L'Ospedale di Aosta è risultato tra i primi  in Italia per il trattamento trombolitico dei pazienti affetti da Ictus Cerebrale Ischemico. I dati sono stati presentati a Napoli lo scorso 2 Marzo  dal coordinatore italiano per il  registro internazionale  della trombolisi  in occasione del congresso nazionale sull'ictus organizzato dall'Italian Stroke Organization. Dai 10-12  pazienti trattati in media  dal 2012 al 2015 siamo passati nel 2016 a 27 pazienti, con un incremento del  130% circa. L'aumento dei casi era già stato segnalato a Ottobre in occasione di un convegno SIN-SNO sul tema svoltosi a Torino  e che era stato anche premiato come miglior poster.  Questi risultati, ha detto il dr. Giuseppe D'Alessandro, responsabile del reparto di Neurologia e Unità Ictus dell'Ospedale Parini di Aosta, che  probabilmente miglioreranno ancora nel corso del 2017, considerato che in questi primi due mesi ne abbiamo già trattati 10, quindi potrebbero essere circa 60 quelli stimati nel 2017, sono stati ottenuti a partire dal secondo semestre del 2016, cioè da quando è responsabile della struttura,  e grazie al lavoro di squadra che ha coinvolto il personale sanitario afferente a diverse strutture aziendali e nello specifico 118, Pronto Soccorso, Rianimazione, Radiologia, Chirurgia Vascolare e Neurologia. Nondimeno l'applicazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale, inclusi i vari incontri di audit organizzati col personale delle strutture sopraindicate, e la campagna informativa sul riconoscimento precoce dei sintomi d'esordio dell'Ictus condotta da ALICe l'Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale hanno contribuito pesantemente al raggiungimento di tali risultati. Naturalmente tutto ciò è stato possibile grazie alla dotazione tecnologica presente nell'Ospedale Parini e alla competenza del personale sanitario.