A.L.I.C.E. onlus
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Iniziative Aostane per la Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale

Alice VDA aderisce alla Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale che si celebrerà il 29 Ottobre. Per l'occasione l'associazione ha organizzato diverse iniziative di prevenzione. Da lunedi 20 a venerdì 24 presso la sede dell'associazione dalle 16 alle 17 i volontari misureranno gratuitamente la pressione arteriosa ed effettueranno lo screening della fibrillazione atriale, una cardiopatia aritmica tra le principali cause di embolia cerebrale. Sabato 25 invece i volontari saranno presenti dalle 8.30 alle 12.30 presso la farmacia comunale di Aosta di Corso Battaglione, anche qui per misurare la pressione ed effettuare lo screening della fibrillazione atriale. Inoltre Sabato 25 Ottobre, presso la sede di Via Lucat 2 di Aosta, in linea col tema della manifestazione mondiale, i volontari e i medici dell'associazione effettueranno una giornata di screening (misurazione pressione, colesterolo e glicemia, ricerca fibrillazione atriale, calcolo del rischio di ictus ed ecocolordoppler carotideo) per le socie dei Club Zonta e Sorptimist di Aosta, due organizzazioni di volontariato internazionali impegnate per migliorare la condizione delle donne nel mondo.

Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale

Alice VDA aderisce alla Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale. Per l'occasione l'associazione ha organizzato per Sabato 25 Ottobre 2014, presso la sede di Via Lucat 2 di Aosta, in linea col tema della manifestazione mondiale, una giornata di screening per le socie dei Club Zonta e Sorptimist di Aosta, due organizzazioni di volontariato internazionali che lavorano per migliorare la condizione delle donne nel mondo. Negli ultimi anni, a causa dell'invecchiamento della popolazione, dovuta all'aumento dell'aspettiva di vita, l'ictus cerebrale è diventato una patologia che colpisce prevalentemente le donne, questo è vero soprattutto per le fasce di età più avanzate per quel che riguarda l'ictus ischemico, mentre lo era già per le fasce di età più giovani per l'ictus emorragico. Pertanto prevenire l'ictus, ed oggi è possibile, perchè sono disponibili trattamenti efficaci per controllare i fattori di rischio, significa nel caso delle donne evitare sofferenze inutili per gli esiti invalidanti in giovane età e restare da sole, cioè senza l'assistenza del coniuge, se la malattia si manifesta in tarda età. Molte donne inoltre sono a rischio di trombosi cerebrale e non sanno di esserlo. Obiettivo della giornata è di sensibilizzare e informare queste persone: in Italia circa 6 milioni di donne soffrono di emicrania (vedi anche articolo seguente) e di queste oltre due milioni di emicrania con aura, una forma di cefalea che aumenta di 2 volte il rischio di ictus se da sola e fino a 15 volte se associata ad altre condizioni, quali l'abitudine al fumo, l'assunzione della pillola contraccetiva, l'ipertensione arteriosa e l'obesità. Per altre informazioni sulle inziative nazionali si rinvia al sito nazionale www.aliceitalia.org

Emicrania e rischio di ictus cerebrale

A cura del dr. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo - AUSL Valle d'Aosta - Ideatore e fondatore di A.L.I.Ce. L’ictus cerebrale è la prima causa di invalidità, nelle persone adulte, la seconda di demenza e la terza di mortalità. Ogni anno in Italia si verificano circa 200 mila casi di ictus. Di questi il 30% muore nel primo anno e dei restanti oltre il 50% presenta un’invalidità permanente, con gravi ripercussioni sia economiche che sociali. Anche se è una malattia che si verifica prevalentemente nelle persone anziane, nel 30% dei casi però si manifesta prima dei 54 anni in entrambi i sessi. Si tratta di una malattia determinata da ben definite e note condizioni, i cosiddetti fattori di rischio, che se individuati e trattati in tempo possono evitarne l’insorgenza nei due terzi dei casi. Comunque, oltre ai classici fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, il fumo, il diabete mellito, la fibrillazione atriale, l’ipercolesterolomia, e poi ancora l’obesità, l’assunzione di alcolici, l’alimentazione scorretta e la ridotta attività fisica, recentemente ne sono stati individuati altri altrettanto frequenti e importanti, quali l’assunzione di estrogeni, un aumentato livello di omocisteinemia e la storia di emicrania. L’emicrania è una malattia molto diffusa ed interessa prevalentemente le donne. Infatti, nelle persone tra i 10 e i 50 anni la frequenza dell’emicrania è del 16% nelle donne e 5% negli uomini. Oltre la metà delle persone affette, come segnalato da recenti indagini epidemiologiche, non ha mai contattato un medico e di solito non assume farmaci specifici. Le relazioni tra emicrania ed ictus ischemico sono complesse e ancora oggi non completamente definite. Diversi studi considerano l’emicrania, soprattutto la forma con aura, associata ad un aumentato rischio di stroke. In particolare nelle giovani donne al di sotto dei 45 anni, l’emicrania con aura è ritenuta un fattore di rischio indipendente per lo stroke ischemico e l’infarto miocardico. Questo rischio in media di circa 3 volte si moltiplica fino a 7 volte in caso di associazione con fumo e uso di contraccettivi orali e a 16 volte se presenti anche ipertensione e obesità . La patogenesi non è nota, ma diversi studi riportano alcuni meccanismi biochimici comuni tra le due malattie. Una particolare attenzione viene posta su alcune condizioni patologiche che si associano all’emicrania con aura, quali l’iperomocisteinemia, il forame ovale pervio, il prolasso della valvola mitrale, il vasospasmo, fattori protrombotici,e la disfunzione endoteliale. La recente segnalazione di una prevalenza di alterazioni iperintense alla RM nei pazienti affetti da emicrania con aura e la rivisitazione di un’entità nosografia come l’infarto emicranico, aprono un rinnovato interesse per l’associazione tra emicrania ed ictus ischemico, e rendono necessari programmi di informazione e progetti di prevenzione capaci di raggiungere e di individuare le persone interessate. Ad oggi, molte persone affette da emicrania, indipendentemente dalla frequenza e dalla disabilità ad essa conseguente, non ricevono una diagnosi circostanziata e di conseguenza un trattamento specifico sia per l’attacco acuto che per la profilassi.