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Giornata Nazionale Prevenzione Ictus


Alice Ictus Onlus VDA,  nell'ambito delle iniziative di prevenzione e sensibilizzazione previste per il mese della prevenzione e della giornata nazionale contro  l'ictus cerebrale, organizza per sabato 10 maggio, dalle ore 8.30 alle ore 12.30, presso la sede dell'associazione in via Lucat 2/A lo screening dell'ictus per i giornalisti iscritti alla Casagit e che precedentemente hanno comunicato la loro adesione alla manifestazione. Nel corso della giornata i volontari e i medici dell'associazione eseguiranno la misurazione della pressione arteriosa, della glicemia e del colesterolo, lo screening della fibrillazione atriale, il calcolo del rischio di ictus e la ricerca di placche carotidee mediante ecocolordoppler.

Ora legale e rischio di ictus


A cura del dr. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo


Secondo la maggior parte degli economisti sarebbero circa 92,6 i milioni di euro risparmiati spostando in avanti di un’ora l’orologio all'inizio della primavera. Ciò è vero se il calcolo è riferito soltanto al risparmio energetico. Tuttavia, quando si tiene conto anche delle conseguenze negative che tale variazione comporta sul nostro organismo, le certezze vacillano e il bilancio è addirittura negativo secondo alcuni. Di solito il nostro corpo richiede alcuni giorni per adattarsi al nuovo orario. Alcune persone, i cosiddetti gufi, cioè i soggetti che tendono già in condizioni normali ad andare a letto più tardi, perché hanno l’orologio biologico spostato in avanti, impiegano anche alcune settimane. Il risultato è che si perdono in questa fase di adattamento 1 o 2 ore di sonno. Si va incontro quindi da una parte sicuramente ad una deprivazione di sonno e dall'altra ad una più che probabile ridotta qualità o frammentazione del sonno, in altre parole a quella condizione che viene indicata col termine scientifico di insonnia. Le conseguenze sulla salute dell’insonnia sono stanchezza al risveglio, irritabilità, ansia, umore depresso, difficoltà di concentrazione, disturbi di memoria, cefalea e sonnolenza. Il che significa ridotta produttività al lavoro, scarso rendimento a scuola, aumento del consumo di antiemicranici, ipnotici, antidepressivi, più incidenti automobilistici, aumento degli accessi in pronto soccorso, ricoveri e visite mediche. Diversi studi pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali hanno documentato nei giorni successivi all'entrata in vigore dell’ora legale un aumento anche fino al 10% di alcune malattie tra cui ipertensione arteriosa, diabete, obesità, infarto miocardico e ictus cerebrale ischemico. Queste due ultime malattie hanno già di base un esordio correlato alle fluttuazioni giornaliere. Infatti insorgono più frequentemente al mattino nella fase del risveglio e il Lunedì. Queste fluttuazioni sono dovute ad un aumento dell’attività simpatica, dello stress e dei fattori protrombotici. La variazione dei ritmi biologici causate pertanto dall’ora legale influenzando l’orologio circadiano dei cardiomiociti (cellule cardiache) causerebbero l’insorgenza di alcuni stati di malattia cardiovascolare. Per saperne di più digitare su qualsiasi motore di ricerca le seguenti parole: effect on health of daily saving time






Aperitivi neuroscientifici: Tremore, non solo Parkinson.


Si è svolto martedì 11 marzo presso la sede dell'associazione in Via Lucat 2 ad Aosta l'ultimo degli incontri previsti nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” organizzati da ALICe Ictus VDA, dedicato al tremore che, in alcuni casi, può essere dovuto, come nel parkisnonismo vascolare, a piccoli infarti cerebrali ripetuti nel corso degli anni. Di seguito la sintesi dell’argomento trattato a cura del dr. Giuseppe D'Alessandro. Il tremore, definito come un’oscillazione o movimento involontario ritmico di una parte del corpo, è un disturbo molto frequente. Per semplificare si possono distinguere due disturbi che si manifestano con questo sintomo: il tremore essenziale o familiare e il tremore della malattia di Parkinson. Nel primo caso si tratta di una malattia in cui il tremore è l’elemento caratterizzante, nel secondo caso è insieme alla rigidità e al rallentamento motorio uno dei sintomi più frequenti che contraddistinguono la malattia. Il tremore essenziale ha una prevalenza molto alta con una frequenza in alcuni studi che sfiora il 4% della popolazione generale. Interessa prevalentemente la popolazione anziana ma non solo, in alcuni casi può esordire anche prima dei 50 anni e questo spesso avviene nei casi in cui è presente una familiariatà. Spesso si localizza agli arti superiori e si manifesta in occasione dell’esecuzione di movimenti volontari che richiedono una certa destrezza. Può localizzarsi inoltre al capo, alla mandibola e agli arti inferiori. Anche la voce può essere interessata con espressione e pronuncia scandita, cioè con accentuazione sillabica, tipica di alcune regioni italiane, e pronunciate all’aspetto tremante. Nella malattia di Parkinson, un disturbo molto frequente, la prevalenza riportata è di circa 250 casi per 100.000 abitanti, il tremore di solito interessa un solo arto, quello superiore e si manifesta quando questo è tenuto in una posizione di riposo e si riduce col movimento. L’aspetto è caratteristico tant’è che viene descritto come “contar pillole”. Si associa ad altri disturbi quali la rigidità, rallentamento motorio, cammino piccoli passi e strisciante, atteggiamento curvato del corpo e perdita di espressività facciale. La causa di questa malattia, come per altre condizioni neurologiche degenerative tra cui l’Alzheimer, è sconosciuta, tuttavia, in alcuni casi, che possono giungere anche al 30% delle forme secondarie, è importante escludere un’origine vasculopatica. Questo aspetto è molto importante in quanto può influire sul decorso della malattia. E’ lo stesso concetto enunciato in occasione del primo incontro dedicato ai disturbi di memoria e giustifica la motivazione per cui se ne parla in un contesto preventivo. Piccoli infarti cerebrali, ripetuti nel tempo e causati dai classici fattori di rischio vascolare (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo di sigaretta) non controllati, nel corso degli anni, per un effetto cumulativo, possono dare origine a quadri clinici simili alle malattie di Parkinson o di Alzhemer, una volta indicate col termine popolare di “arteriosclerosi cerebrale” col significato di invecchiamento delle arterie che portano il sangue al cervello. Pertanto la terapia, spesso sintomatica nel tremore essenziale e nella malattia di Parkinson, nei casi secondari a danno vascolare consiste nel riconoscimento e il controllo dei fattori di rischio vascolare che in definitiva sono quelli che causano l’ictus cerebrale.

Aperitivi Neuroscientifici: colesterolo



Si è svolto martedì 4 marzo presso la sede dell'associazione in Via Lucat 2 ad Aosta l’incontro previsto nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” organizzati da ALICe Ictus VDA dedicato al colesterolo. Di seguito riportiamo una sintesi dell’argomento trattato.

Colesterolo: non basta dire solo no.   A cura del dr. Giuseppe D'Alessandro

E’ importante mantenere i livelli di colesterolo entro i limiti consigliati. Se  poi sono presenti altri fattori di rischio per malattie vascolari bisogna prestare ancora più attenzione soprattutto se di tratta di  colesterolo cattivo. Il colesterolo in eccesso può depositarsi nelle pareti delle arterie e in particolare delle coronarie e delle carotidi e ostruendole provocare  a seconda di quella  interessata un infarto del cuore o del cervello, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.A parte i pochi casi legati a fattori genetici, il colesterolo alto di solito è dovuto ad un’alimentazione scorretta. Infatti,  nelle popolazioni mediterranee, come già aveva notato negli anni 60  il fisiologo e nutrizionista americano Ancel Keys,  padre della dieta mediterranea,  dove questa è più bilanciata a favore di cereali, verdure, legumi, olio di oliva, pesce piuttosto  che  carne o grassi di origine animale, sia i livelli di colesterolo che la frequenza delle  malattie cardiovascolari sono bassi.I livelli di colesterolo sono espressi  in milligrammi (mg) per decilitro (dL) e il profilo o assetto lipidico è l’esame del sangue che li misura. Con questo esame,  che va eseguito sempre dopo un  digiuno di almeno 12-15 ore, si valutano  pertanto i livelli del colesterolo totale, cattivo (LDL), buono (HDL) e dei trigliceridi.I valori consigliati dei vari tipi di colesterolo dipendono, come avevo già accennato la volta scorsa, parlando di ipertensione, dal rischio globale cardiovascolare. Per esempio nelle persone ad alto rischio, cioè quelle che hanno già avuto un infarto miocardico o un ictus o che soffrono di diabete o che invece hanno due o più dei seguenti fattori di rischio, quali  l’ipertensione, il fumo, i bassi livelli di colesterolo buono, la familiarità per attacchi cardiaci giovanili o l’età maggiore di 45 anni negli uomini e 55 nelle donne,  i livelli di colesterolo ottimali dovrebbero essere  inferiori a 200 mg/dL per quello totale e a 70 mg/dL per quello LDL. Invece, nelle persone a basso rischio sono accettabili valori di colesterolo  LDL compresi tra 100-129 e per quelle  a rischio medio valori inferiori a 100 mg/dL.  Per quanto riguarda il colesterolo buono i valori ideali dovrebbero essere almeno 40-49 negli uomini e 50-59 nelle donne.In sintesi livelli alti di colesterolo LDL significano alto rischio, mentre livelli alti di colesterolo LDL rischio basso. Non sempre è necessaria una  terapia farmacologica per normalizzare i livelli del colesterolo. Cambiare le abitudini alimentari e lo stile di vita sono sufficienti al raggiungimento dell’obiettivo già dopo pochi mesi. In altre parole, per dirla col dr. Keys, non dieta ma “Mangiar bene per stare bene” titolo di una delle sue tante pubblicazioni al riguardo (Eat well, stay well ) e soprattutto mangiare poco.In conclusione anche per il colesterolo valgono le raccomandazioni espresse per gli altri fattori di rischio.Tuttavia, in caso di dubbi può essere di aiuto memorizzare il numero 0530-13080100, che non è un numero verde, come si potrebbe pensare a prima vista, ma il consiglio tradotto in numero di una buona prevenzione (0 fumo, 5 porzioni al giorno tra frutta e verdure, 30 minuti di attività fisica moderata almeno 3 volte a settimana, 130 i valori della pressione arteriosa sistolica, 80 di quella diastolica e 100 i valori di colesterolo cattivo).Link utili per calcolare il rischio di sviluppare eventi vascolari:https://escol.escardio.org/heartscore/calc.aspx?model=europelowhttp://www.cuore.iss.it/sopra/calc-rischio.asp




Aperitivi Neuroscientifici: Ipertensione arteriosa


Si è svolto martedì 11 febbraio presso la sede di ALICe Ictus VDA in Via Lucat 2 ad Aosta l’incontro previsto nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” e dedicato all’ipertensione arteriosa. 
Di seguito riportiamo uno sintesi dell’argomento trattato. 



Ipertensione arteriosa: novità dall’Europa
A cura del Dott. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo.  




Negli ultimi decenni il miglioramento della terapia antipertensiva  ha comportato una riduzione della mortalità per malattie vascolari e in particolare dell’ictus cerebrale. 
Un controllo ottimale dei valori pressori, cioè al di sotto di 130 e 80, potrebbe ulteriormente migliorare questa tendenza, tuttavia molte persone non sanno di essere ipertese e quelle che lo sanno non sempre si curano in modo adeguato. 
L’ipertensione arteriosa e altri fattori di rischio dell’ictus cerebrale, come l’aumento del colesterolo o della glicemia, spesso non danno manifestazione della loro presenza anche per anni, tant’è che sono chiamati killer silenziosi. L’unico modo per individuarli pertanto è quello di effettuare dei controlli medici. Questo consiglio vale dopo i 30-40 anni e soprattutto per le persone con familiarità per fattori o per ictus e infarti. Non sempre comunque è necessaria una terapia farmacologia in quanto in molti casi l’ipertensione è dovuta ad abitudini alimentari e stili di vita scorretti. Ridurre lo stress, abolire il fumo, ridurre la sedentarietà aumentando l’attività fisica, moderare l’assunzione di alcool e mangiare con poco sale possono comportare già da soli una riduzione dei valori pressori. 
Se tutte queste misure non sono sufficienti allora il medico, dopo aver effettuato alcune indagini per escludere delle cause secondarie, prescrive una terapia farmacologica. 
A parità di valori pressori una persona che presenta altri fattori di rischio associati ha una motivazione in più per essere controllata. Questa infatti è una delle novità che sono emerse dalla nuova edizione delle linee guida europee per la cura dell’ipertensione. Attualmente sono disponibili alcuni programmi per calcolare il rischio cardiovascolare globale, il cosiddetto ischemic heart score . In base al punteggio si ha come risultato un valore che calcola la probabilità di andare incontro ad un ictus o infarto miocardico in base alla presenza di determinati fattori di rischio. Questa probabilità è più alta della somma aritmetica dei singoli fattori perché tiene conto dell’interazione tra di essi. L'altra novità importante riguarda i valori pressori negli anziani. Diversamente da quanto consigliato nella precedente versione delle linee guida europee, nella nuova versione si consigliano valori non inferiori a 130 in quanto valori più bassi aumentano la probabilità di avere eventi vascolari maggiori. Comunque la novità più importante riguarda i farmaci antipertensivi: non vi sono farmaci nuovi e quelli attualmente disponibili sono tutti parimenti efficaci, quello che li differenzia è l'indicazione specifica aseconda della presenza di alcune patologie associate. Il Prossimo incontro, che si svolgerà martedì 4 Marzo alle ore 17.00, sempre presso la sede dell’associazione, avrà per tema “ Colesterolo: non sempre basta dire solo no”